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momenti ottimali nell'esperienza scout

La voce di quel tramonto


Un tramonto. Ma non un tramonto qualsiasi… un tramonto carico di emozioni mai provate e l’emozione di un tramonto che mai probabilmente rivivrò. Era il mio hike personale di reparto, e al cadere di quella giornata di quasi fine campo mi ritrovavo per la prima volta veramente solo, e in chissà quale prato, a salutare il sole che cadeva. E mentre la luce andava via via infievolendosi, avvolto in un silenzio in cui il minimo tremore di foglia sembrava un frastuono, lì mi ritrovai ad ascoltare me stesso. Sentivo il fiato ancora forte per la lunga camminata che avevo conquistato poco prima, insieme alla soddisfazione di sentire le gambe e le spalle stanche, ora che arrivato potevo finalmente riposarle. Sentivo l’angoscia, il timore per la notte da solo che mi aspettava e che si avvicinava ogni minuto. La voglia di chiudere gli occhi e di addormentarsi prima di essere circondato dal buio e allo stesso tempo l’agitazione di sentire il proprio cuore battere, un battito talmente forte da rendere impossibile il sonno. Sentivo davvero tante cose, ma l’unica cosa che non potevo sentire era la mia voce. Solo in quella situazione mi sono reso conto del valore che possa avere una voce, la mia. Una parola che esce dalle labbra può raggiungere qualcuno. Lì, in presenza di nessuno, ogni parola usciva vuota, senza scopo, e si strozzava in gola. In quel momento ho riconosciuto davvero l’importanza di avere qualcuno a cui poter parlare. Quello è stato il mio hike. Quello è stato il mio tramonto.

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